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Le notizie quotidiane
Ascoltate, o figli, l’istruzione di un padre e fate attenzione a sviluppare l’intelligenza, poiché io vi do una buona dottrina; non abbandonate il mio insegnamento. (Pr 4,1)
 
Ancora una volta risuona nella nostra Chiesa Madre l’esortazione del libro dei Proverbi.
È il Signore, somma Bellezza, che attraverso il ministero della Chiesa e la testimonianza di San Gandolfo, ci invita a porgere l’orecchio ai suoi insegnamenti.
Lungo i secoli, nella nostra comunità è risuonata la Parola di salvezza, che nella fede è stata ascoltata e accolta. I cristiani che ci hanno preceduto, non solo si sono lasciati plasmare dal Vangelo, ma loro stessi secondo il Vangelo hanno architettato lo spazio, hanno modellato pietra e legno, colori e forme, perché nella celebrazione dei Divini Misteri, tutto il creato divenisse Eucaristia.
Inseriti in questo orizzonte ed eredi di un cosi grande patrimonio evangelico e artistico, l’anno scorso abbiamo avuto la gioia di presentare alla comunità, il frutto del restauro dell’Urna argentea, che negli ultimi cinque secoli ha custodito il corpo di Gandolfo da Binasco.
Dal 3 Aprile 2009 al 19 Settembre 2010, nel 750° Anniversario del dies natalis di S. Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso alla nostra comunità polizzana l’indulgenza plenaria.
 
Quest’anno, in occasione della festività di San Gandolfo, abbiamo chiesto, insieme al vicario parrocchiale e al Sindaco, che l'urna con le reliquie del Beato Guglielmo Gnoffi, custodita nella Chiesa della Natività di Maria Vergine in Castelbuono, potesse essere portata nella nostra città.
In una lapide della parte sinistra della Cappella di S. Giuseppe, nella Chiesa Madre di Polizzi, in greco e latino, S. Gandolfo e S. Guglielmo vengono invocati quali protettori della città.
 
Il popolo proclamò beato il nostro Eremita e ne celebrò la festività con l'approvazione del vescovo il 16 Aprile di ogni anno. Validi sostenitori del culto e della devozione furono i Benedettini, chiamati nel 1366 ad occupare il cenobio di Guglielmo Gnoffi , elevato alla dignità di Abbazia dai Ventimiglia. Castelbuono, il paese sorto sotto lo sguardo di Guglielmo, lo proclamò suo patrono, mentre nei centri delle Madonie, Geraci, Pollina, S. Mauro, Gangi, Tusa e in Polizzi Generosa, patria dell'Eremita, se ne celebrò la festa sin dall'inizio.   (cfr. F. Farella, L'eremita delle Madonie, il Beato Guglielmo Gnoffi, Palermo 1973, 37-38).
Il Beato Guglielmo Gnoffi nacque nel 1256 a Polizzi Generosa da un’agiata famiglia. Intorno al 1271, a quindici anni circa, lasciò la famiglia e la terra di Polizzi abbracciando la vita eremitica. Si ritirò presso il santuario della Madonna dell’Alto, restaurando la chiesa e trascorrendovi quattro anni in penitenza e vita contemplativa. Nel 1275 si trasferì nel feudo di Gonato nel territorio di Castelbuono, dove morì il 16 aprile 1317.
           
E’ con grande gioia, dunque, che quest’anno accogliamo in mezzo a noi le reliquie del Beato Guglielmo ed è con altrettanto impegno che desideriamo tendere alla santità per conformarci a Colui che è venuto a dare la sua vita per noi, Cristo Gesù Signore nostro.
 
 
                                                                                              Il Parroco
                                                                                   don Calogero Cerami
 
 

Guglielmo Gnoffi                                                                 1256 - 1317

Nasce nel 1256 a Polizzi Generosa, cittadina della Sicilia occidentale, oggi in provincia di Palermo e diocesi di Cefalù, da un’agiata famiglia. Intorno al 1271, a quindici anni circa, lascia la famiglia e la terra di Polizzi abbracciando la vita eremitica. Si ritira presso il santuario della Madonna dell’Alto sulla catena montuosa delle Madonie e vi restaura la chiesa trascorrendovi quattro anni in penitenza e vita contemplativa. Nel 1275 si trasferisce nel feudo di Gonato nel territorio di Castelbuono, possesso dei Marchesi Ventimiglia i quali accolgono l’eremita e offrono aiuti e protezione.

A Gonato costruisce una chiesetta in onore della Vergine Maria. Il suo stile di vita e la sua scelta di sequela di Cristo nella vita eremitica affascinano e coinvolgono; così comincia a radunarsi attorno a lui una piccola comunità di compagni desiderosi di seguire il Signore nell’austera vita ascetica condotta da Guglielmo.

Da eremita Guglielmo diviene animatore di tale piccola comunità di uomini dediti alla contemplazione attraverso la meditazione, l’ascesi e le opere a favore degli ultimi. Nessuno è sacerdote per cui la comunità accoglie periodicamente un presbitero per la Celebrazione Eucaristica, lo studio della Parola di Dio e il sacramento della Riconciliazione. La tradizione ha consegnato anche la cronaca di fatti prodigiosi, secondo la quale la preghiera di Guglielmo ottenne dal Signore il felice parto di una sua parente in pericolo di vita e, in periodo di carestia, pur donando la farina della comunità ai poveri, la dispensa del cenobio fu sempre trovata colma. Fu tentato continuamente dal demonio che gli si palesò anche sotto forma di animale feroce e di diverse donne che volevano insidiarlo.

Il cenobio si ingrandì divenendo un’abbazia conosciuta nel territorio e intitolata a Santa Maria del Parto. Desideroso di trascorrere l’ultima parte della vita in rinnovata solitudine, in unione profonda a Cristo e onorando Maria, lasciò il monastero e peregrinò per altre terre della Sicilia innalzando diverse chiese proprio in onore della Madonna. Tra i favori a lui concessi vi fu anche quello della conoscenza del momento della propria morte che predisse per un Sabato dopo la Pasqua. Costantemente rivolto ai beni eterni, ritornato all’abbazia di Santa Maria del Parto, spirò il 16 Aprile 1317, Sabato dopo Pasqua di quell’anno così come aveva predetto. Il corpo di Guglielmo fu composto nella sua cella ed ivi inumato. La cella divenne cappella annessa alla chiesa abbaziale ed egli fu da subito venerato dai fedeli di Castelbuono, che lo proclamarono patrono. Per centinaia di anni il corpo si conservò incorrotto. Oggi, la santità del beato Guglielmo Gnoffi ci testimonia la gioia della donazione totale a Cristo, uniti a Lui per servire i fratelli tracciando un cammino all’insegna dell’abbandono fiducioso nelle braccia del Padre, sorretti da Maria, Madre e Maestra spirituale.

                                                                                                                                                                                     don Francesco Sapuppo

(da Aggancio Aprile 2009, pag. 19-20)

 

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